Vita da Freelance: quelle giornate “no”…

Avevo Giornate “No” anche quando ero dipendente, certo; ma quando ti capitano da Freelance hanno un altro sapore. Perché credi che tua produttività sia direttamente proporzionale alle tue entrate, e allora tutto è molto diverso. Amare e aspre, queste giornate intimoriscono… finché non impari a trattarci.

Un esempio perfetto di Giornata No: quella in cui avevo segnato, nella To-Do List giornaliera, di scrivere questo articolo. Dopo circa quindici minuti di foglio bianco, un giretto su Facebook e un altro sul sito di una compagnia aerea, ho rinunciato. Ho esaminato la mia agenda, ho selezionato quelle attività che sarei riuscita a compiere senza troppo sforzo e che non richiedevano grande creatività e mi sono concentrata solo su quelle, rimandando il resto.

La mia giornata lavorativa è finita molto prima del previsto, ho passato il pomeriggio a leggere e guardare cose a caso su Netflix. In un paio di occasioni ho provato un senso di colpa e un panico bruciante ma, molto onestamente, mi son detta che sbattere la testa contro al muro sarebbe stata solo fatica sprecata.

Perché è proprio questo il punto: ci sono giorni in cui, accade, non va. Siamo macchine molto molto sofisticate e parte della nostra bellezza è proprio questa necessità, ogni tanto, di calare la tensione, rallentare. Oh, intendiamoci: arrivare a fare la pace con questo concetto è stato un percorso lungo – e come ho detto mi capita ancora, a momenti, di affrontare un senso di panico.

Perché sono una solopreneur, una freelance che gestisce tutto il proprio business e sono ancora in una fase di grandissimo lancio; è ovvio che io debba gestire l’idea che ogni minuto di veglia dovrebbe essere produttivo e che il mio successo dipenderà solo da quanto mazzo mi farò nelle prossime ore, settimane, mesi.

La verità è che non è proprio così; ed è bastato un periodo, nemmeno troppo lungo, di osservazione per rendermene conto. Ho notato che se mi impunto e non mi concedo di rallentare per qualche ora o mezza giornata, le cose peggiorano: il mio umore ne risente, produco ancora meno e il giorno dopo mi sveglio ancora più scoglionata. Se, al contrario, mi concedo una pausa, quando ritorno alla scrivania macino il doppio del lavoro. Giuro.

Questo non significa procrastinare.

Una cosa è svegliarsi col piede sbagliato, sentire la creatività sotto i minimi storici, vedere la propria testa come un computer dalla RAM piena. Tutt’altra faccenda è la tendenza a rimandare per manie di perfezionismo, per paura di una novità, per l’ansia di non essere bravi abbastanza.

Come fare a capire la differenza? Con un ascolto profondo e sincero della nostra voce interiore. E, se questo monologo non funziona, allora confrontati con qualcuno che può capirti: un professionista come te, un collega che può farti da spalla. Sono in casi come questi che avere una rete di sostegno torna utile e, come per molte altre cose, una chiacchiera e una risata sono cure efficaci.

P.s. A questo proposito, potresti affacciarti dentro Radici. È un gruppo Facebook che ho creato proprio con questa idea in testa: sogno che diventi un luogo di scambio e collaborazione, dove incontrare gente che vive le tue stesse esperienze e paure. Una sorta di coworking virtuale – dove si parla anche tanto di Brand per piccole attività.

Organizza la tua agenda tenendo conto delle Giornate No.

Non puoi davvero prevedere quando ti colpirà uno di questi momenti; anche se, dopo un bel periodo di onesta osservazione dei tuoi ritmi imparerai a prevederle con un pizzico di anticipo. In ogni caso, il mio consiglio spassionato è di organizzare le tue attività settimanali e mensili senza riempire tutto il tempo a tua disposizione.

Come già scritto qui, è cosa buona e giusta lasciarti delle ore a disposizione per coprire eventuali imprevisti. Così, se ti capiterà una di queste Giornate No, potrai rimandare parte delle tue attività a quelle ore cuscinetto con la massima serenità (e, comunque, di imprevisti possono capitarne di diversa natura quindi, davvero, lasciati delle ore a disposizione).

Qualche antidoto alla non produttività.

Ormai hai capito che il più delle volte, quando mi gira male, mollo tutto e mi dedico ad altro. In alcuni casi saluto la postazione di lavoro con un sereno “A domani!” ma altre volte mi prendo una pausa più breve. Cerco di sfruttarla, però, per tornare nella giusta predisposizione di spirito.

Ho scoperto che ci sono alcune attività che mi ritemprano più di altre. Di sicuro è una questione del tutto personale ma, chissà, magari le mie tattiche funzionano anche per te.

Metto le cuffie e vado a fare una passeggiata: sono una persona che certe volte ha proprio bisogno di un po’ di solitudine e in certe Giornate No isolarmi dai rumori con un buon paio di cuffie over ear sono quello che mi ci vuole. Allora mi ascolto musica allegra, con un buon ritmo; in questi casi un abbonamento musicale sterminato, tipo Amazon Music Unlimited, mi torna utilissimo. Inizio a camminare a tempo di musica e, credimi, quando voglio sono una camminatrice davvero svelta.

Pulisco lo studio: a volte spolverare e mettere in ordine ha una funzione terapeutica su di me. In qualche modo è come se rassettare lo spazio esterno si riflettesse su quelli interiore. Lavorare sulla zona circostante la mia postazione di lavoro è l’ideale ma se non mi basta c’è tutto il resto della casa.

Viaggio virtualmente: per quanto possa sembrare folle, passare un po’ di tempo a cercare biglietti aerei convenienti, studiare le destinazioni, leggere sui blog e guardare le foto di qualche parte del mondo mi rilassa e mi ritempra. Negli ultimi mesi la mia destinazione preferita è il Giappone: mi perdo nei panorami montani, nei boschi, nei templi… Il tutto, va da se, senza lasciare il divano.

E tu, hai già scoperto cosa ti aiuta ad uscire dalle tue Giornate No?