Come capire se un professionista è giusto per te.

Per avviare e, poi, far crescere il tuo business, avrai bisogno di un certo numero di consulenti, collaboratori e anche maestri. Sarà importantissimo imparare a riconoscere le persone giuste con cui lavorare. Anche per un progetto a termine, come ad esempio lo studio del Marchio, la scelta del professionista giusto è il primo passo per risultati soddisfacenti.

Insomma, sì: è una questione strategica.
Ma anche di pancia.

Beh, non proprio di pancia. Non so in che parte anatomica a te piaccia collocare il tuo intuito ma, in effetti, è probabile che si trovi nel cervello. In particolare, nella parte più antica e interna del cervello: il sistema limbico.

Questa sezione del nostro apparato nervoso è quella che controlla le funzioni più basilari, fondamentali e legate alla conservazione della specie. Trovo interessante sottolinearlo, perché mi affascina sempre ricordare che anche la cosa più “evoluta” e razionale a cui possiamo pensare – cioè, pensare strategicamente alla crescita nel nostro business – ha, in effetti, molto a che fare con i nostri istinti primordiali.

Una questione di fiducia.

In cima alla checklist del Collaboratore Perfetto dovrebbe esserci proprio questo punto: ti fidi? E, quindi, riesci ad affidarti?

La fiducia è una sensazione molto simile all’amore o all’antipatia; non sappiamo spiegarla a parole o razionalizzarla – e questo proprio perché ha sede nel sistema limbico che, però, non controlla il linguaggio. Ti è mai capitato di dire che una persona ti è piaciuta “a pelle”? O che, al contrario, ti è stata antipatica “fin dal primo momento”?

Questo tipo di fiducia – istintiva, irrazionale, quasi biologica – è proprio quella a cui dovresti puntare per scegliere un collaboratore, un consulente o un professionista a cui affidare un lavoro. Perché, in assenza di quel tipo di fiducia, è molto difficile che riuscirai ad affidarti completamente.

Se, invece, scegli un collaboratore solo in base alla lista dei suoi master, perché te ne hanno parlato bene o perché ha i prezzi più bassi del mercato, in quel caso non sarai in grado di lasciarti andare del tutto nel vostro percorso insieme. E questo non porta mai ai migliori risultati.

Ti faccio un esempio, prendendo in considerazione proprio il mio mestiere: quando una Cliente si rivolge a me, ho bisogno che si fidi e si affidi a me. Se questi requisiti vengono a mancare, finisce che lei – che non si sente per nulla serena – cerca di fare il lavoro al posto mio. E sai perché non va bene? Perché lei non sa fare il mio lavoro. Questo è chiaro, altrimenti non avrebbe cercato me, giusto?

Gli altri punti nella checklist del professionista giusto per te.

Al secondo posto, direi che ci sono i valori: credo che sia davvero molto importante che tra collaboratori si abbia una visione comune. Come spiega benissimo Simon Sinek in Partire dal Perché, le aziende che riescono a comunicare ai propri dipendenti quale è la ragione per cui fanno quello che fanno sono, da sempre, le aziende che hanno più successo. Bene, direi che la stessa regola si può applicare anche a collaborazioni più brevi.

Deve, poi, esserci totale chiarezza, trasparenza e onestà. È importante che gli obiettivi del progetto siano esplicitati fin dall’inizio. Inoltre, sono dell’idea che chiarezza, trasparenza e onestà siano d’obbligo anche in ogni altro aspetto della collaborazione: da quelli burocratici e fiscali alle modalità di lavoro. Ma queste sono considerazioni più personali. Io non lavorerei mai con qualcuno che non ha partita IVA o ha dei dipendenti in nero, per esempio.

Infine, è evidente che il professionista in questione deve effettivamente essere in grado di fare quel che promette. Poco fa ti ho scritto che la fiducia, quella vera, non dipende dal numero di master conseguiti e sì, te lo confermo… Ma con ciò non intendo che la preparazione non sia importante. Tutt’altro.

Insomma, per scegliere il professionista, il collaboratore o il consulente migliore per te direi che devi partire dalle sensazioni “a pelle”, da quella fiducia che risiede nel sistema limbico; e, poi, verificare che ci siano tutti i presupposti razionali e pratici.

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