Colori nel Brand Design: il Viola.

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I colori non si scelgono a caso. Non solo ci sono regole formali, contrasti e affinità fra le varie tinte. No, i colori hanno anche un preciso significato e trasmettono emozioni, sensazioni e messaggi piuttosto specifici. Nel Design – e soprattutto quando si parla di Brand – è importante tenerne conto. In questi articoli approfondiamo un po’ il discorso, tinta per tinta.

Viòla. Parola che viene dal latino viŏla – che indicava il fiore della viola, che indovina un po’ di che colore è? Perché le parole sono cose importanti che vengono da cose semplici.

Il viola, come colore, si posiziona fra il rosso e il turchino ed è un secondario – si ottiene, cioè, attraverso la miscelazione dei primari rosso e blu.

Nello spettro luminoso (sai, quello che si ottiene “rompendo” un raggio di luce bianca o che vediamo sulla copertina di The Dark Side of The Moon) il viola è il colore con la frequenza più alta. Beh, tecnicamente quello è il violetto ma ci siamo quasi. Che significa che questo colore è al margine dello spettro visivo? Che dopo non vediamo più nessun altro colore. Ecco perché il viola è, da sempre, considerato in qualche modo affine al mondo spirituale.

Breve storia del viola.

Intanto c’è da dire che questo colore, in natura, non si incontra spesso. E, infatti, non era facile ottenere tinte che avessero belle sfumature: assomigliavano tutte un po’ più al rosso o al blu. E siccome era difficile procurarsi il viola, era un colore costoso: i tessuti di questo colore erano appannaggio dei ricchi. E così, nelle civiltà antiche, il viola veniva per essere considerato un simbolo di nobiltà, prosperità.

Nel Medioevo le cose cambiano: il viola perdeva la sua identità, arrivando ad essere derubricato ad una sfumatura molto scura del blu. Anzi, quasi nero (e, infatti, gli amanuensi lo chiamavano subniger). Da simbolo di ricchezza, il viola divenne sinonimo di lutto, morte e pentimento – almeno in Europa.

Per i Cristiani è sia il colore delle vesti dei vescovi che quello della Quaresima. E proprio per quest’ultima ragione è oggi considerato, dagli scaramantici, inadatto per teatro, cinema e tv: perché durante la Quaresima erano vietate tutte le rappresentazioni e gli spettacoli pubblici, e quindi…

In Oriente il viola non ha una buona fama: è associato, poverino, a malignità e vizio. In Giappone è vietatissimo indossarlo in occasione dei matrimoni.

Il colore della spiritualità.

Io al viola non gli voglio così male. Anzi.

È un colore che stimola energie sottili, inconscio e creatività. Viene istintivamente associato alla magia, alla quiete e al silenzio – ma non tanto quelli legati al sonno, quanto piuttosto all’intuizione. È un colore ottimo per meditare.

È simbolo di tante cose belle, come l’empatia. Il viola è associato al settimo chakra, quello che connette all’energia dell’universo. Ancora una volta il viola è il colore della percezione e dell’intuito. È un colore che ha molto a che fare con lo spirituale e molto poco con il materiale.

Il viola nel Brand Design.

Oh, intanto bisogna dire che da sfumatura a sfumatura ci sono un sacco di differenze. Un viola più chiaro e delicato è considerato femminile; un viola più scuro può invece provocare una sensazione di malinconia. Insomma, come sempre bisogna trovare l’equilibrio.

E il viola non è facile da usare, infatti a quanto pare solo una piccolissima parte di tutti i Loghi nel mondo – appena il 5%, pare – è viola. Questo anche perché è un colore che “non spicca”, perché si trova all’estremità dello spettro visivo.

Però, per esempio, è fighissimo quando è accostato al suo colore complementare, il giallo. Allora sì che da energia e dinamicità. Ecco, ad esempio viola e giallo sono stati usati insieme qui.

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È il colore giusto per te se stai cercando di comunicare spiritualità, introspezione, silenzio meditativo; nelle giuste sfumature puoi trasmettere femminilità o esclusività.

Quindi, che ne dici: il viola è il colore giusto per il tuo Logo?

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